Il sacrario di Redipuglia
Il primo Cimitero monumentale di Redipuglia («Invitti della Terza Armata»), terminato e consacrato nel 1923, sorgeva sul colle Sant’Elia. Raccoglieva oltre trentamila salme, in gran parte ignote, riesumate dai piccoli cimiteri di guerra o disseppellite nell’altopiano. Di fronte allo spalto carsico, il colle Sant’Elia era stato modellato sino a formare dei gironi concentrici, divisi da sette settori discendenti a raggiera.
Sulla sommità del poggio era collocato un obelisco-faro, la cui base era una cappella votiva affrescata all’interno. Le sepolture erano confuse nella natura carsica, tra cimeli, oggetti, suppellettili, armi, grovigli di reticolati che evocavano il campo di battaglia.
Targhe ed epigrafi ricordavano attraverso semplici rime il sacrificio e l'umile esperienza del combattente.
L'attuale sacrario di Redipuglia fu costruito tra il 1936 e il 1938 sulle falde del monte Sei Busi, di fronte al vecchio cimitero di Sant’Elia, trasformato in Parco della Rimembranza.
La soluzione del restauro e del consolidamento del «Cimitero degli Invitti», tentata in un primo tempo, lasciò il posto, infatti, alla costruzione della nuova struttura monumentale, ispirata ai dettami di gloria e grandezza del regime fascista.
Il nuovo sacrario si eleva su una grandiosa scalinata di 22 gradoni che, partendo da un ampio piazzale ascende sino alla cappella votiva, sormontata da tre croci.
Nel piazzale sono collocate le tombe dei generali della 3ª armata e, più isolata, l’urna del Duca D’Aosta. È chiara l’allegoria dell’esercito schierato come una falange con i suoi condottieri. I centomila caduti sono sepolti nei loculi lungo i gradoni e in due tombe collettive, ai lati della cappella; queste ultime sono riservate agli ignoti, circa sessantamila.
Il ripetitivo «Presente», sbalzato sulle cornici marcapiano, sottolinea l’atmosfera rarefatta del linguaggio razionalista dell’architettura. La struttura monumentale fu progettata da Giovanni Greppi e da Giannino Castiglioni.
